Custodi del Fuoco

casta sacerdotale esclusivamente femminile dedita alla venerazione di Pyros

descrizione generale

Io sono Lisa. Sono una Custode del Fuoco. Ora vi dirò che cos'è una Custode del Fuoco perché, anche se mi sembra assurdo pensarlo adesso mentre scrivo al sicuro fra le mura del Tempio, potrebbe venire un'epoca buia nella quale la memoria del nostro glorioso Ordine sarà perduta. Ma anche se sapete già qualcosa su di noi, continuate a leggere; non intendo infatti, non ora almeno, annoiarvi con la storia del culto dalla sua fondazione ad oggi. Vi racconterò invece cosa significhi per me l'Ordine che ho l'onore di servire, e vi racconterò della mia vita di Custode del Fuoco.

I miei primi ricordi risalgono a un periodo imprecisato dell'infanzia più tenera; probabilmente non avevo nemmeno tre anni, e già allora attorno a me vedevo le tuniche dai colori caldi delle sacerdotesse del tempio di Pyros. Seppi più tardi che una sacerdotessa viaggiando mi aveva trovata quando avevo soltanto tre mesi, e mi aveva portato con sé. Solo molti anni dopo appresi qualcosa dei miei genitori, ma di questo dirò più avanti.

Le canzoni e i giochi che rendevano gaie le giornate della mia tenerissima infanzia già contenevano ciò che sarebbe stato oggetto della mia istruzione futura. Senza saperlo stavo salendo i primi gradini di una lunga scala a chiocciola che tuttora, instancabilmente, percorro; e così da una vita studiando la Via del Fuoco incontro e incontro le stesse parole di sapienza, ma ogni volta mi trovo un po' più in alto sulla via dell'illuminazione. Ci sono versi che canticchio fin da bambina, e che per decine di volte ho creduto di comprendere; ma ogni volta la comprensione non era che una porta verso un più alto grado di penetrazione nell'Essenza delle cose.

Le sacerdotesse che curavano la mia educazione non si accontentavano dei miei pur eccezionali progressi nell'uso della parola, della memoria e del ragionamento, ma curavano che imparassi più in fretta di qualsiasi normale essere umano l'arte del movimento. Appresi a camminare, a correre, a saltare, a fare acrobazie finché quando ebbi raggiunto l'età di quattro anni potevo gareggiare in destrezza con i gatti del tempio. Fu allora, lo ricordo bene, che ricevetti la mia prima spada. La conservo ancora fra i ricordi più cari; è lunga poco più di un braccio e pesa come un gattino addormentato; ma è affilata come una scheggia di vetro e ha conosciuto parecchie volte il sangue.

Da quel momento il mio addestramento al combattimento non ha conosciuto soste, e si è fatto via via sempre più duro e straordinario; è per via di questa costanza nell'esercizio che poche Custodi possono sbaragliare interi battaglioni di guerrieri comuni. Siamo forgiate nel fuoco e nell'acciaio fin da quando il nostro metallo è morbido e informe, e veniamo costantemente affilate e saggiate per tutto il corso della nostra vita, tanto che rimaniamo combattenti pericolose perfino dopo aver superato l'età in cui normalmente la vecchiaia guida la falce della morte sul capo degli uomini.

Non appena una Custode è in grado di sopravvivere a un vero combattimento inizia le proprie prove nell'arena, che si protraggono per anni; certo è un sistema crudele, ma è anche incredibilmente efficace. Ero poco più di una fanciulla quando entrai per la prima volta in un anfiteatro fra le grida del pubblico in delirio, e sotto lo sguardo di migliaia di persone iniziai a mettere regolarmente alla prova la mia abilità combattendo, ferendo, uccidendo. Il pericolo era inimmaginabile, perché gli avversari di una Custode sanno che la vittoria è l'unica alternativa alla morte; ma è una vittoria particolarmente difficile da cogliere quella contro le figlie del Fuoco. Mi sentivo invincibile; il mio addestramento era eccellente e infatti non mi capitò mai di finire bocconi nella sabbia dell'anfiteatro. Ricordo che per il pubblico l'apparizione di una Custode in combattimento, specialmente se giovane e inesperta, era un evento straordinario, il momento più atteso dello spettacolo. Ma per noi era soltanto un banco di prova, un gioco poco più difficile degli altri nel quale le nostre maestre ci gettavano per far crescere chi lo meritava e per distruggere chi non lo meritava.

Passarono così gli anni, e venne la stagione tempestosa nella quale il nostro corpo cambia e si prepara per accogliere il mistero della vita. Non so dire quante primavere avessi già viste allora, probabilmente non più di dodici; ricordo bene la bufera che si scatenò in me e gli straordinari cambiamenti che constatavo spiando me stessa nello specchio giorno dopo giorno. Iniziai dunque l'altro addestramento che assieme a quello nelle armi caratterizza tutta la vita di una Custode; appresi sul piacere dei sensi tutto ciò che è possibile sapere, e come precocemente fui inviata in battaglia per apprendere o morire, così anche in materia di piaceri alla teoria seguì senz'altro la pratica.

Con appena un po' di malizia, devo confessare che fui lieta di quella nuova svolta che prendeva la mia esistenza; ero giovane e il mio corpo era avido di piacere come un assetato brama l'acqua nella Desolazione Centrale. Ma d'altronde, a pensarci bene, di quale esperienza non ero avida? La vita in tutte le sue manifestazioni era la vera droga di noi giovani sacerdotesse e dalle nostre maestre eravamo incoraggiate a ubriacarcene. La gioia e la curiosità erano le nostre guide, la tristezza e la noia i nemici peggiori. Noi incarniamo l'esplosiva energia vitale che pervade ogni cosa, la forza primordiale che arde nell'amplesso e nella lotta, nella sete di conoscenza e nelle risa, nella speranza e nella tenerezza.

Avevo quindici anni quando mi fu affidata la mia prima vera missione. Ero allora una guerriera al culmine delle proprie energie, una sapiente profonda ed erudita, signora di ogni tipo di piacere, maestra di veleni, servitrice e dominatrice del fuoco, diplomatica misurata e accorta, spia inafferrabile, tessitrice di inganni, inquisitrice acuta e attenta. In una parola, ero una vera Custode del Fuoco. Osservato con gli occhi dell'esperienza appare qual'era, un compito facile; ma fu il mio primo successo e allora mi parve un vero trionfo.

Se dovessi fare un bilancio della mia vita, ora che il mio sole si sta spegnendo nel bel rosso del tramonto, non posso negare di essere felice e di avere molti motivi di soddisfazione. Ho goduto ogni istante della mia vita con una consapevolezza che di rado è concessa a chi non ha ricevuto un addestramento simile al nostro. So che tutto il mio potenziale è stato messo a frutto, fino all'ultima goccia, fino all'ultimo istante. Ho assistito a molti grandi fatti, e di molti sono stata almeno in parte artefice. Credo di aver fatto, dopotutto, più bene che male nel mondo e so nel profondo del mio cuore di essere stata molto amata. Non so dire come sarebbe stata la mia esistenza se il Tempio non mi avesse scelta. Ma so com'è stata dal momento che sono stata scelta. E lasciate allora che vi dica una cosa; se nel tempo in cui leggete il mio Ordine è scomparso, e non potete allora sperare che una delle vostre figlie sia presa dalle Custodi per diventare una splendida sacerdotessa di Pyros, bene, versate dunque una lacrima per il vostro mondo, per il vostro tempo, perché davvero è povero oltre ogni dire.

Lisa, in DLCF

Le prime notizie del culto di Pyros risalgono all'inizio dell'ES; anche se non è chiaro, pare che un primitivo Culto del Fuoco sia stato portato al sud dai mercanti e dai sacerdoti itineranti provenienti dalle Terre Selvagge del Nord; addirittura è stato ipotizzato che tale culto fosse originariamente praticato dagli Th'Skrang, i quali l'avrebbero insegnato agli animisti degli Uomini. Probabilmente a seguito del periodo di agitazione che ha chiuso l'ER molti animisti si sono trasferiti nelle Terre Civilizzate, portando con sé il proprio culto. Nei secoli successivi questo sarebbe divenuto stanziale con la fondazione di innumerevoli templi ove ardevano fiamme perenni; dall'originaria tradizione di far custodire a donne consacrate i fuochi sacri è quasi sicuramente derivato l'ordine delle Custodi del Fuoco, che acquisendo via via sempre più importanza nel corso dei secoli ha finito per rimpiazzare gli originari sacerdoti del fuoco.

rapporti con il potere imperiale

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precetti e regole

Pyros chiede ai propri seguaci di vivere felici e spensierati, apprezzando la vita e cercando di portare gioia tutt'attorno a sé. I seguaci di Pyros venerano il fuoco come simbolo della forza vitale che muove il mondo, sono generosi e aperti alle nuove esperienze, pieni di fiducia nel futuro e nei disegni della propria divinità. Ogni tristezza e malinconia è bandita, la pigrizia è malvista e i pensieri negativi categoricamente banditi per chi ha fede nel Fuoco; esso premia l'iniziativa, l'entusiasmo e la curiosità.

I precetti di Pyros si possono riassumere in poche semplici regole:

  1. venera il fuoco, in tutte le sue forme
  2. benedici il fuoco, il sole, le stelle
  3. godi la vita e cerca la gioia
  4. sii vitale, energico, curioso
  5. porta la gioia e il piacere ovunque vai

insegne e livree

Tutti i seguaci di Pyros amano vestire colori caldi. Le Custodi del Fuoco in particolare indossano una tunica dal taglio facilmente riconoscibile, e dal colore variabile fra il giallo ocra, l'arancione e il rosso, a volte anche rosso cupo. La tunica delle Custodi è fermata in vita da una cintura di metallo chiusa da una fibbia rotonda decorata da un'immagine del Sole; alla cintura vengono fissate le armi e il poco equipaggiamento che di solito le sacerdotesse portano con sé. Tutte le Custodi portano inoltre sul capo un sottile cerchietto di rame, con un simbolo solare al centro della fronte; questo monile è il vero segno distintivo dell'Ordine e di regola è proibito alle sacerdotesse coprirlo. Anche se alcune Custodi amano camminare scalze, solitamente la divisa dell'Ordine prevede sandali o stivali per i climi più rigidi.

L'arma più diffusa fra le sacerdotesse di Pyros è la spada bastarda; ma non sono rare nemmeno le spade più corte, spesso utilizzate assieme a una daga, e i bastoni da battaglia, d'acciaio e alti quanto la proprietaria.

il cerchietto di rame

Una leggenda narra che il cerchio di rame che le Custodi portano sul capo potesse un tempo essere in qualche modo collegato agli incantesimi che venivano usati per vincolare i Draghi, e da qui deriverebbe appunto l'obbligo di non coprirlo, per evitare che un Drago possa attaccare una Custode per sbaglio.

gerarchia

A capo del culto di Pyros si trova la Prima Sacerdotessa, una carica che viene ereditata da maestra ad allieva nel corso delle generazioni. Le Custodi Anziane della provincia di Nehorw (in esilio ad Ayering dopo lo scoppio della Guerra Civile) costituiscono un Consiglio Venerabile in grado di governare il culto in caso di impossibilità da parte della Prima Sacerdotessa o di eleggerne una nuova qualora la successione ordinaria non avvenga. Al di sotto delle Custodi Anziane si trovano le Custodi, fra le quali vige un informale ordine di anzianità; poiché le sacerdotesse agiscono di norma da sole o a coppie, non si è mai resa necessaria una gerarchia particolarmente complessa. Per tradizione, una sacerdotessa posta dal Consiglio Venerabile a capo di un Tempio ha uno status privilegiato rispetto alle Custodi ordinarie. Alla base della gerarchia del culto si trovano le Allieve, che oltre a studiare in attesa di divenire Custodi prestano servizio nei templi. Ai templi sono assegnate pure le Servitrici, che si occupano di tutte le attività necessarie al mantenimento delle strutture e delle funzioni del culto e pur essendo consacrate a Pyros non sono destinate a progredire nella gerarchia del Culto.

magia

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culto e rituali

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presenza sul territorio

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la prostituzione sacra

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funzioni diplomatiche

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inquisizione e controllo politico

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le Sorelle della Morte dell'Imperatore

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forze militari

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ambientazione_classica/societa_e_costumi/culti/custodi_del_fuoco/start.txt · Ultima modifica: 2015/09/28 10:32 (modifica esterna)
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